
Scopo dell'arte è la promozione della conoscenza attraverso il coinvolgimento emotivo:
l'artista raggiunge il suo obiettivo se riesce a stimolare ideazione ed emozione,
offrendo in forma metaforica una sua "visione" della realtà.
Egli cerca di suscitare nell'osservatore riflessione ed interpretazione
attraverso la costruzione di forme inconsuete ed originali,
innescando in tal modo un processo di auto-osservazione e auto-ri-organizzazione interiore, che,
alimentandosi dal mito della Bellezza, illumina aspetti della condizione umana.
Estetica per una ricongiunzione tra conoscenze diverse e una intelligenza della complessità:
intelligenza del reale che non è riflesso della realtà, ma traduzione/ricostruzione di essa da parte dello spirito/cervello dell'uomo.
Frattalismo Arte, computer, frattali, complessità e idee che ispirano le mie opere
Tuttavia, nonostante il fascino e la gradevolezza estetica di tali immagini, vari dubbi influiscono nella valutazione di queste opere presso molte persone che vi si accostano inizialmente e non conoscono a fondo le tecniche di produzione specifica; in particolare il dubbio se “si tratta di vera arte?” e se “l’utilizzo del computer non inficia la creatività che caratterizza l’opera d’arte?” A tali questioni cercherò di rispondere con quanto segue, illustrando, in conclusione, quali sono le idee che ispirano i miei frattali e qual è il loro senso (nelle mie intenzioni).
E’ vera arte? La prima domanda è tipica della fase iniziale di nuove tecniche artistiche: è successo così per la fotografia e per il cinema, perché non dovrebbe succedere anche per computer e frattali? C’è bisogno di tempo per acquisire abitudine al nuovo mezzo, che all’inizio appare solo come un nuovo ritrovato della tecnica e, quindi, finalizzato solo all’utilità pratica e tangibile; ed è necessario tempo anche per la maturazione tecnica e l’esplorazione delle potenzialità di un nuovo mezzo al di fuori dell’ambito di utilità per cui esso è stato inizialmente pensato. Nello specifico, il frattalismo è legato alla tecnologia dei computer e alla scoperta della geometria frattale (un campo della matematica che si può trattare solo con dispositivi di calcolo molto veloci). Né i computer né la geometria frattale sono nate per scopi artistici, tuttavia l’evoluzione tecnologica (che ha reso disponibili a basso costo apparati di calcolo molto potenti) e l’approfondimento della conoscenza delle caratteristiche della nuova geometria hanno fatto emergere la possibilità di fruire delle forme frattali in ambiti diversi da quello scientifico o matematico. Dunque, la domanda se i frattali costituiscono una forma di arte ci rinvia direttamente alla domanda “che cosa è l’arte”?
Una nuova “visione”, che sorge e trova espressione ancora informe, ma turgida di energia, nel mondo interiore dell’artista e poi cerca, come fatto vulcanico, un sentiero per rappresentarsi fisicamente, un modo per essere nel mondo fenomenico, una forma sensibile e come tale fruibile da parte di tutti gli altri. L' artista attraverso la propria opera, svela relazioni nascoste che superano i rapporti sensibili con la realtà ed il gioco mondano delle apparenze. Questa funzione giunge ad essere profetica, anticipatoria del tempo che verrà, tuttavia sempre collegata al reale, sul quale getta il ponte di nuove visioni.
Il senso di ogni opera d'arte è nel dialogo con chi ne è spettatore, infatti il contenuto simbolico di ogni opera d’arte stimola lo spettatore a una interpretazione del suo significato (la differenza fra opera d’arte e oggetto di pura estetica è nel grado e nella qualità di questo stimolo); questo sforzo di lettura e ricostruzione (di per sé creativo, anch’esso) spinge lo spettatore ad allargare il suo orizzonte culturale, a prendere coscienza in modo intuitivo, emotivo, analogico, subliminale di un mondo più ampio. L’arte, dunque, come veicolo di conoscenza, formidabile strumento di crescita culturale, allargamento dei territori di autocoscienza dell’uomo (vedi B. Croce). Quando l’uomo acquisisce maggiore conoscenza di sé certamente diventa migliore; in tal modo l’arte assolve anche una funzione catartica, di purificazione dalle passioni (Aristotele) e il mito di Orfeo, che placa le fiere con il suo flauto, vuole proprio rappresentare questa qualità profonda della musica e di tutta l’arte: lo svuotamento delle pulsioni aggressive e distruttrici.
In definitiva, io credo, scopo dell’arte è il coinvolgimento di chi osserva, attraverso la rielaborazione e l’interpretazione personale. L’artista raggiunge il suo scopo se riesce a stimolare riflessione ed emotività, a coinvolgere attraverso stupore e meraviglia, a evocare stati dell’animo o scenari culturali; illuminando, attraverso la narrazione (verbale, visuale, musicale etc.), aspetti della condizione umana e spingendosi, attraverso la poesia, al territorio segreto, misterioso, mistico dell’indicibile. Data questa definizione del fatto artistico, bisogna subito affermare che la geometria frattale, in sé, non è arte, allo stesso modo di come le note musicali, in sé, non sono arte, ma solo materia prima della musica. Tuttavia, nel momento in cui le speciali proprietà di questa geometria vengono modulate al fine di sostenere un contenuto simbolico e/o emozionale, un frattale può diventare fatto artistico, esattamente come le note diventano musica quando vengono adeguatamente sequenziate dall’estro creativo del compositore (esiste un profondo legame tra un’opera frattale e un brano musicale): infatti l’eleganza, l’originalità e la suggestione specifica delle forme frattali costituiscono un’ottima “materia prima” per un’espressione metaforica, ... ma un’immagine frattale ha bisogno di “un’anima” per essere arte e non solo oggetto di pura estetica.
L’utilizzo del computer inficia il contenuto creativo dell’opera? La seconda questione richiede un piccolo preambolo tecnico. Anzitutto occorre precisare che un computer non è affatto una macchina intelligente e, tanto meno, dotata di una capacità intrinseca di creare valore aggiunto. Un computer è una macchina che esegue “meccanicamente” (anche se i fenomeni su cui si basa sono di natura elettronica ed elettromagnetica) un insieme limitato di operazioni estremamente elementari e nessuna di queste operazioni elementari è in grado di creare alcunché! Le meravigliose proprietà degli attuali computer sono legate alla loro enorme velocità (miliardi di operazioni elementari al secondo), alla possibilità di utilizzare contenitori di dati sempre più capienti ed efficienti e alla disponibilità sempre più ampia e variegata di dispositivi per la raccolta dei dati e per la restituzione delle elaborazioni. L’intelligenza del computer è tutta e solo intelligenza di chi lo utilizza, nel contesto dei programmi che elaborano gli input per produrre gli output richiesti. In secondo luogo è necessario specificare che un’immagine frattale è, in effetti, una griglia, un mosaico di punti colorati; la compattezza dell’immagine e la continuità delle linee è solo apparente e legata alle dimensioni estremamente piccole dei punti e alla loro distanza molto ravvicinata. Le dimensioni di questa griglia o matrice di punti viene inizialmente definita dall’operatore umano. Lo stesso operatore provvede, quindi, a impostare una formula, in cui sono solitamente presenti diversi parametri, attribuire un valore a ciascun parametro ed attivare un programma di calcolo. Lo scopo di tale programma è di effettuare una gran numero di operazioni matematiche (in modo ripetitivo e secondo un algoritmo controllato dalla formula stabilita) e restituire un valore numerico per ogni punto della griglia. Questo valore viene poi utilizzato per selezionare un colore da un elenco (anche questo definito dall’operatore umano) e attribuirlo al punto corrispondente. Alla fine si otterrà una griglia di puntini variamente colorati. Un frattale, dunque, è un modo di classificare, attraverso il colore, i punti del piano contenuti in un riquadro (infatti nella letteratura scientifica si parla, più correttamente, di insiemi frattali invece che di immagini); tale classificazione viene fatta in relazione a una proprietà matematica complessa della coppia di numeri che costituiscono le coordinate cartesiane di ciascun punto. Illustrare nel dettaglio questa proprietà matematica sarebbe noioso per i più (e per me assai arduo senza l’utilizzo delle notazione matematica): basti citare che il colore di un punto è in funzione della velocità con cui un processo evolutivo, che parte da quel punto, “diverge” cioè si porta all’infinito (se l’evoluzione di un punto non diverge, si attribuisce a quel punto il colore nero). In tal senso un’immagine frattale è anche una dimostrazione della estrema sensibilità alle condizioni iniziali di una dinamica non lineare (effetto “butterfly”).
Il contributo del computer consiste, dunque, nello svolgimento di una enorme mole di operazioni matematiche (ovviamente, tutto si potrebbe svolgere a mano, ma sarebbe semplicemente folle, perché sono in gioco, anche per immagini di piccole dimensioni, miliardi di noiosissime operazioni ripetitive e ciò, oltretutto, non apporterebbe il minimo valore aggiunto all’intera attività!). Il computer ha solo ed esclusivamente la funzione di mezzo, strumento, protesi; esattamente come nel caso della video-scrittura un computer non aggiunge valore ad uno scritto e la responsabilità è tutta dell’utente/autore, così nel caso delle opere frattali esso assolve al compito di mero sistema di produzione, come i pennelli, raschietti, colori e quant’altro hanno nelle mani del pittore. Occorre evidenziare che la capacità dell’autore di modellare la forma frattale non è di tipo artigianale, come nell’arte figurativa tradizionale, ma molto più astratta (simile per qualche aspetto alla musica o alla danza): si tratta, infatti, di “prefigurare” l’effetto grafico di una formula matematica e dei molti parametri ad essa associati.
Pertanto la produzione dell’immagine procede attraverso un intenso dialogo tra “l’idea” e “la forma”; cioè, impostata la formula, l’autore modifica il valore di qualche parametro finché non ottiene l’immagine più adeguata all’idea (ogni modifica produce una nuova immagine in pochissimi secondi, per cui si possono fare moltissimi tentativi in breve tempo). Abbastanza spesso capita che si parta con un’idea e si arrivi con un’altra, nel senso che l’intenso dialogo tra le immagini generate e l’interiorità dell’autore innesca una evoluzione assolutamente imprevista nella produzione di immagini, in funzione di nuovi stimoli che l’autore riceve dalle immagini stesse (un complesso rapporto circolare in cui la creatività genera l’immagine e questa influenza la creatività), fermandosi in corrispondenza di quell’immagine che sembra possedere i contenuti simbolici più adeguati per l’idea che si è andata sviluppando (esattamente come il compositore prova nuovi accordi sulla tastiera di un pianoforte, si lascia trascinare dal flusso delle note e lo modifica tante volte per quanto è necessario per ottenere quello più adeguato all’idea musicale che vuole trasferire).
Il senso dei miei frattali. Un’opera frattale non rappresenta, normalmente, oggetti che appartengono all’esperienza fenomenica (personaggi, panorami, vedute etc): la tematica di un’opera frattale è astratta e di pura geometria. Il contenuto di un’opera frattale è metaforico sul piano delle idee e generatore di “vibrazioni” sul piano delle emozioni; esattamente come un’opera musicale (che in sé non è altro che una sequenza di vibrazioni sonore) diventa un messaggio nel “linguaggio dello spirito” e genera immagini ed emozioni nell’ascoltatore che possiede la chiave di decodifica adeguata, così lo spettatore di un’opera frattale ha bisogno di cultura non primitiva o pratica e di sensibilità educata perché la stessa gli risulti significativa. Per i frattali, tuttavia, dato il contenuto metaforico, vi è bisogno anche di una chiave di lettura fornita dall’autore. Nel caso specifico dei miei frattali, il tema fondamentale è l’idea della dinamica del mondo ("tutto scorre", tutto è in movimento, tutto cambia) e la rappresentazione di questo incessante movimento attraverso la complessità di tutto ciò che osserviamo fuori e dentro di noi. Quindi, non solo complessità dei fenomeni, ma anche, e soprattutto, complessità delle nostre emozioni e sentimenti, della nostra mente, della nostra interpretazione delle cose, del nostro essere. Complessità che è prodotta da quella dinamica e al contempo di essa generatrice. Il modello della realtà, la “vista” sul Mondo, sotteso metaforicamente nei miei frattali è fornito dalla nuova Scienza della Complessità, la cui valenza va ben oltre i limiti e i significati di una nuova disciplina scientifica, giacché possiede tutto il potenziale di un nuovo pensiero, di una nuova sensibilità, di una nuova cultura. In essa confluiscono le acquisizioni attuali di molti ambiti del sapere (microfisica, cosmologia, psicologia, scienze cognitive, antropologia, cibernetica, informatica, biologia, economia ecc..) i cui contribuiti si congiungono come le acque di vari affluenti, attirati e mescolati dallo “spirito della valle” nel flusso dell’unico, grande fiume della conoscenza. Trattare semplicemente e sommariamente i temi di questa cultura è impresa non facile (non si può semplificare la complessità!) e certamente fuori dagli scopi di questo scritto. Mi limiterò a citare qui gli aspetti di questa cultura che con più forza ed evidenza emergono dai miei frattali. Il termine complessità ha bisogno di essere definito per eliminare le incrostazioni che l’uso comune vi ha depositato: complessità (dal latino complexus: “ciò che è tessuto insieme”) come integrazione, azione reciproca, intreccio inseparabile di componenti diversi, complementari, contradditori, conflittuali.
A pensarci bene, intorno a noi e dentro di noi (nella dimensione psicologica, mentale, affettiva, emozionale, così come nella dimensione fisica e biologica) tutti i fenomeni mostrano circolarità nella relazione di causa ed effetto. Questa circolarità può essere vista come un vero e proprio dialogo tra fattori, elementi o spinte diverse, spesso contrapposte e conflittuali, che cercano e trovano attraverso il mutuo influenzarsi un modo di convivere. Da ciò discende la presenza del molteplice nell’uno: un oggetto o fenomeno, identificato globalmente come unità, è costituito da una varietà di componenti complementari, competitivi, contradditori, che tuttavia convivono e determinano, proprio con la loro contemporanea presenza, il modo di essere di quell’oggetto o fenomeno che osserviamo. Nei miei frattali ciò è rappresentato dalla ricchezza di elementi variamente colorati e dalle evoluzioni contorte e discordanti della loro geometria. Inoltre, la frequente presenza di una forma a spirale vuole rappresentare, quando intesa in senso convergente, l’auto-organizzazione di una nuova struttura (il vortice) come convergenza evolutiva di spinte conflittuali.
Altro cardine della cultura della complessità è costituito dalla individuazione, in qualunque contesto (fisico, biologico, sociale, psicologico etc.), di una zona di transizione di stato chiamato “margine del caos”; è una zona caratterizzata dal fatto che le relazioni tra gli elementi non sono così forti da impedire l’evoluzione e non sono così deboli da impedire la stabilità.
Nelle mie opere ciò è sempre presente ed è metaforicamente espresso dalla presenza di strutture ordinate ed elementi caotici mescolati insiemi senza soluzione di continuità. Ma questa simultanea presenza di ordine e disordine, conosciuto e irriconoscibile, vecchio e nuovo vuole anche dare alle immagini il valore di una fotografia sull’attimo corrente: quell’effimero elemento temporale che è insieme separatore e contenitore di un passato-conosciuto-ordinato (attraverso il ricordo) e un futuro-sconosciuto-disordinato (attraverso l’attesa); istantanea sul momento in cui ciò che è in potenza si attualizza (con tutta l’imprevedibilità apportata dal caso e dalla contingenza); rappresentazione di un momento del continuo “parto” nello spazio-tempo della realtà e della irreversibilità di questo processo; espressione del mistero dell’essere, fotografato nel suo farsi fenomenico e sensibile. Tutto ciò anche in relazione allo stesso processo di generazione di un frattale, che riproduce artificialmente e metaforicamente il processo biologico naturale, attraverso cui dal "genos", l’informazione genetica contenuta nel DNA di un organismo (nel caso dei frattali è rappresentato dalla formula generatrice), si passa al "phainon", l’organismo che contiene e concretizza fenomenicamente quel DNA (l’immagine fisica, nel caso dei frattali), utilizzando le proprietà dell’ambiente ossia gli elementi e le leggi fisico/chimiche dell’ambiente (per i frattali tale ambiente è costituito dal dispositivo computazionale e dall’algoritmo di calcolo prescelto). E se questo processo di produzione non riguardasse solo la realtà biologica, ma tutta la realtà e ogni cosa non fosse che informazione “congelata”, concretizzata, fenomenizzata? Allora l’informazione, la relazione attiva, che organizza, ci apparirebbe più fondamentale della materia; anzi la materia sarebbe solo informazione condensata! Ma poiché già sappiamo che la materia è energia condensata (vedi Einstein) verrebbe fuori l’equivalenza tra informazione ed energia (cosa che intuiamo macroscopicamente per altre vie, quando diciamo che “l’informazione è potere”). Questa è esattamente l’idea che l’attuale microfisica ha della materia e “vede” le particelle solo come “luoghi” di processi informativi/energetici in perenne evoluzione, che esistono solo perché scambiano energia/informazione (ancora in forma di particelle) con altri “luoghi” dello stesso genere (una particella isolata non esiste per la microfisica: è una pura idealizzazione). Allora il Tutto appare come una immensa rete di relazioni, che si auto-sostiene attraverso un gioco dinamico di due spinte, due tendenze, primordiali: l’attrazione e la repulsione, l’aggregazione e la disgregazione, la morte e la nascita; un gioco dinamico molto complesso, in cui una spinta non può esistere senza l’altra.
In questo scenario culturale le mie opere vogliono essere un fatto simbolico il cui senso è nella sospensione tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, inconoscibilità dell’essenza del reale, illusorietà delle forme, connessione del Tutto, unità nella diversità. Ognuno di noi porta in sé un’inaudita complessità, un universo insondabile, un’incredibile solitudine a cui solo l’arte, forse, può dare espressione o conforto.
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